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Post di: Arnaldo Casali

Bruxelles: 19% di musulmani, 12% di cattolici ed il resto ateo, ricco e menefreghista

Due mesi dopo l’attentato c’è una città blindata e una commissione Europea d’elite con stipendi da sogno.

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Mancano pochi minuti alle cinque del mattino e Bruxelles è ancora avvolta nell’ombra e nel silenzio; eppure, intorno all’unico edificio aperto, è tutto un brulicare di gente: dalla porta esce un fascio di luce ed entrano, alla spicciolata, uomini vestiti con grandi camicioni bianchi o beige. E’ la Grande moschea della capitale d’Europa, che sorge proprio nel cuore pulsante della cultura occidentale – il quartiere delle istituzioni europee – e ne segna, anche simbolicamente, tutte le profonde contraddizioni. Qui c’è pieno fermento mentre intorno tutto dorme, qui cresce una fede religiosa che conta oggi il 19% della popolazione belga mentre i cattolici praticanti sono scesi al 12%; ma in questa propaggine dell'Arabia Saudita si annida anche anche la matrice religiosa dell’ideologia di quello Stato Islamico – altr... continua

I falsi miti della mafia e dell’anti-mafia. Dieci anni di Gomorra e 24dalla morte del giudice

Miti: Che ha fatto Saviano? Giovanni Falcone stava con Saviano?

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“Forse l'abbiamo un po' mitizzata. Ma adesso non vorrei dire che ci ha un po' deluso, però sicuramente è cambiato”. Con queste parole Corrado Augias iniziava l'intervista a Giovanni Falcone del 12 gennaio 1992. E quattro mesi prima di essere ucciso, Falcone doveva scusarsi “di essere ancora vivo”, rispondendo alle continue critiche che avevano finito per trasformare il talk show Babele in una sorta di processo al nemico numero uno della mafia. “In questo paese per essere credibili bisogna essere ammazzati” aveva detto amaro il giudice. Aggiungendo subito dopo: “E se ti mettono una bomba sotto casa e la bomba non esplode, è colpa tua che non l'hai fatta esplodere”. Già. Aveva la colpa di essere ancora vivo, il giudice Falcone. Ancora per poco, però: 144 giorni dopo, infatti, Giovanni Falcone sarebbe div... continua

La star della tv araba, Mohammad Assaf, mette in luce le contraddizioni dell’Islam che non cambierà mai

Il palestinese “futurista”, da reality e innovazione che blocca la sorella e lascia la fidanzata, (presentatrice del programma tv), quando si rifiuta di abbandonare il lavoro.

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Diciamoci la verità: che la vittoria a un talent show possa rappresentare la speranza e il riscatto di un intero popolo tanto da meritare di essere raccontata al cinema, è una cosa che in Italia è difficile da immaginare. Ce lo vedete, voi, Nanni Moretti che gira un film su suor Cristina o Paolo Sorrentino che racconta le imprese di Marco Mengoni? Nel mondo arabo, però, così lontano e così vicino, così uguale e così diverso, può accadere che il più grande regista palestinese, Hany Abu-Assad - due volte candidato all’Oscar - si precipiti nella piazza di Nazaret con la telecamera in mano per assistere insieme a centinaia di altri tifosi alla finale di Arab Idol vinta dal connazionale Mohammed Assaf. “Avevo appena vinto Un Certain Regard al Festival di Cannes - racconta il regista - ma ero più galva... continua

Clausura: niente tv, no internet e rarissime uscite rendono “felici”

Intervista esclusiva a una Monaca Carmelitana: “la clausura è libertà”.

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“La gente fatica a comprendere quanto sia bella la nostra vita. Non siamo delle ‘recluse’ ma persone profondamente felici. Quello che è più difficile da percepire è il legame profondo che c’è con chi è fuori. La nostra preghiera serve a cambiare il mondo dalle fondamenta, e cioè dal cuore”. Suor Elisabetta - al secolo Enrica - ha 39 anni e da 20 vive nel monastero carmelitano di San Giuseppe e Teresa di Macchia di Bussone a Terni, in strettissima clausura. Eppure quando viene “costretta” a parlare è un fiume in piena e una valanga di entusiasmo, gioia, allegria. Una gioia testimoniata anche dalle sue consorelle ogni volta che si presenta un’occasione pubblica. E non è raro: perché il Carmelo ternano è tra i più attivi e “inter-attivi”. Le monache &nda... continua
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